Dati ESG in azienda: come raccoglierli e organizzarli


Questionario ESG da un cliente: come rispondere senza limitarsi a compilare dati

Come scegliere un consulente ESG: criteri, errori da evitare e domande da fare prima di iniziare

ESG e CSRD nelle PMI: il punto non è solo rendicontare, è decidere meglio


Dove sono i dati? Chi li presidia? Sono affidabili? Sono coerenti con la strategia dell’impresa? Raccontano qualcosa di utile oppure servono solo a compilare un questionario?

Per le imprese fuori obbligo, il reporting volontario può diventare uno strumento utile se non viene vissuto come una copia ridotta della rendicontazione obbligatoria. Il punto non è produrre un documento in più. Il punto è costruire una base informativa minima, credibile e proporzionata, che aiuti l’impresa a rispondere meglio alle richieste esterne e a leggere meglio le proprie priorità interne. Un approccio volontario può essere utile quando aiuta a:

Non tutte le richieste arrivano dalla normativa. Possono arrivare da un grande cliente, da una capogruppo, da una banca, da un partner internazionale, da una gara, da una qualifica fornitore o da una due diligence. Mappare queste possibili richieste aiuta a non farsi trovare impreparati.

Molte imprese scoprono il problema solo quando devono compilare un questionario. A quel punto emergono dati mancanti, responsabilità poco chiare, sistemi informativi non allineati e informazioni non verificabili. Prepararsi significa capire quali dati esistono, dove si trovano, chi li governa e con quale livello di affidabilità.

Il dato ESG non serve solo a rispondere a una richiesta esterna. Serve anche a leggere meglio rischi, costi, processi, persone, governance, filiera e opportunità di miglioramento. La sostenibilità diventa utile quando entra nelle decisioni. Non quando resta confinata in un questionario.

L’Omnibus alleggerisce il perimetro degli obblighi diretti, ma non elimina la necessità per molte imprese di comprendere meglio il proprio profilo ESG. Anzi, per le aziende fuori obbligo il tema diventa forse ancora più strategico. Perché non si tratta più solo di “fare compliance”. Si tratta di decidere che cosa ha senso presidiare, con quale livello di profondità, con quali dati, con quali responsabilità e con quale coerenza rispetto al modello di business. Il punto non è rendicontare tutto, il punto è capire che cosa conta davvero.

Trasparenza salariale: cosa cambia per imprese e lavoratori dal 2026

  • minore coinvolgimento delle persone

L’AI non è più solo software, sta diventando infrastruttura


Il boom dell’AI sta cambiando il fabbisogno energetico globale


Il vero collo di bottiglia non è il software


L’AI dipende sempre più da supply chain fragili


Il rame, l’energia e i nuovi asset strategici


L’AI e il ritorno del limite


Il capitale si sta già muovendo


Il rischio per le imprese


Dalla tecnologia ai sistemi


Conclusione

Fonte: Francesca D’Angelo

La sostenibilità non è finita.

Dal backlash ESG a un cambio di paradigma

  • tensioni geopolitiche e vulnerabilità energetiche
  • revisione dei framework regolatori europei
  • pressione su costi, capitale e supply chain











CSRD e ESG nelle PMI, cosa bisogna sapere

Iperammortamento 2026 e Rinnovabili




L’iperammortamento conviene a chi ha utili solidi. Poiché l’agevolazione abbatte l’imponibile, è necessario che l’azienda produca abbastanza reddito negli anni di ammortamento per poter “assorbire” questo costo extra.


Report di Sostenibilità dopo l’approvazione del Parlamento Europeo

13 novembre 2025, il Parlamento europeo ha approvato la propria posizione negoziale sul pacchetto “Omnibus I”: CSRD solo per imprese >1.750 dipendenti e >€450 mln di fatturato; CSDDD ristretta alle imprese >5.000 dipendenti e >€1,5 mld.

Via libera anche a una semplificazione profonda degli ESRS e alla non obbligatorietà dei piani di transizione climatica nella due diligence. Voti: 382 favorevoli, 249 contrari, 13 astenuti. Parlamento Europeo+1


Quello del 13 novembre è il mandato del Parlamento per i triloghi con il Consiglio e la Commissione. I negoziati iniziano il 18 novembre con l’obiettivo di chiudere entro il 2025. Fino ad allora, restano in vigore le regole attuali e i rinvii già adottati con lo “stop-the-clock”. Parlamento Europeo


Niente obbligo di CSRD per le PMI; i principi volontari (basati sulla raccomandazione 2025/4984) diventano il riferimento proporzionato e “pensare in piccolo” per chi vuole comunicare.

Gli ESRS settoriali non sarebbero più adottati come atti delegati obbligatori: al loro posto, linee guida settoriali volontarie per orientare materialità e rischi senza moltiplicare datapoint.


Il dovere di diligenza si applicherebbe solo a società con >5.000 dipendenti e >€1,5 mld di fatturato; approccio risk-based esplicito per priorità, gravità e probabilità degli impatti.

Stop alle richieste sistematiche di informazioni ai partner di dimensioni minori: prima si usano dati disponibili, si chiede miratamente e proporzionatamente solo come ultima risorsa.

Si propone un tetto massimo alle sanzioni amministrative fino al 5% del fatturato netto mondiale (o consolidato per i gruppi), con linee guida UE per l’armonizzazione.


I rinvii già approvati in primavera restano il riferimento fino al nuovo accordo finale:

  • Onda 1 (PIE >500 dip.): rendicontano nel 2025 su FY2024 (immutato).
  • Grandi non quotate: primo report gen 2028 su FY2027 (rinvio di 2 anni).

Se sei già in CSRD oggi (PIE >500 dip.)

Focalizzati su principi volontari proporzionati e dialogo clienti-fornitori mirato: meno richieste extra, più standardizzazione e banche/investitori come utenti dei dati “essenziali”.